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A Crotone un fiume di fiaccole accese per chiedere a tutti di restare umani

Otto dicembre 2018, manca ancora qualche minuto alle 19 e nel piccolo spazio adiacente la piazza principale iniziano a radunarsi gli esponenti delle organizzazioni del terzo settore e delle amministrazioni locali.

Più in là, una band riempie l’intero spazio acustico di piazza Pitagora e a un centinaio di metri, nella piazza storica della sinistra, piazza della Resistenza, un villaggio di Babbo Natale, voluto e allestito dal Comune, proietta sui volti dei bambini e dei genitori che li accompagnano un’immagine irreale e un po’ pacchiana.

Siamo a Crotone, una cittadina di 65mila abitanti, fondata dagli Achei. Situata sulle coste del mar ionio. Lontana, sideralmente lontana oramai, dai luoghi che contano e dai centri di potere – eppure nel ‘900 Crotone è stata teatro di una storia vera, di emancipazione dal latifondo e di lotte operaie.

Lontana da tutto ma non da tutti, non dai migranti che già dalla fine degli anni novanta hanno trovato rifugio e accoglienza in questa terra.

Siamo stipati tra i portici e la statua di Pitagora che allunga la sua ombra tetra sull’angusto spazio antistante. Questo è il posticino che ci ha riservato la questura, dopo aver tentato in tutti i modi di impedire lo svolgimento della manifestazione, facendoci cambiare più volte il punto di partenza e il percorso.

I nostri volti preoccupati iniziano a rilassarsi, il clima di odio e i tre giorni di tempo per organizzarci non garantivano una partecipazione massiccia, ma, minuto dopo minuto, lo spazio del concentramento non è più sufficiente a tenerci tutti. La questura insiste nel farci partire pochi minuti dopo le 19, ora prevista per la partenza. Decidiamo di partire e a un tratto un fiume di fiaccole accese si muove. Lo spettacolo è impressionante, 1500 persone in silenzio sfilano dietro lo striscione Crotone manifesta per l’Umanità.

L’entrata in vigore del Decreto sicurezza votato dalla Lega e dai 5S ha prodotto i suoi primi effetti a Crotone.

Ventisei tra uomini, donne e bambini sono stati sbattuti per strada, senza nulla da mangiare e senza un posto dove andare a dormire.Sono stati accolti, supportati dalle nostre organizzazioni e, tuttavia, proprio ai migranti va il nostro ringraziamento per aver consentito ad una città intera e, idealmente, ad una parte importante del nostro Paese, di mobilitarsi, di invertire la rotta manifestando contro i dispensatori di odio e di paure. A Roma, la mattina dell’otto dicembre, sono andate in scena la paura e la disumanità, Crotone ha risposto chiedendo a tutti di restare umani.

Filippo Sestito, presidenza nazionale Arci
Fonte: Arcireport 37/2018

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